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Paese

Dati Generali
Il paese di Burgos
Burgos è un Comune della provincia di Sassari. È situato a 573 metri sul livello del mare. Conta 1041 abitanti. Fa parte della VII Comunità Montana “Goceano?. Dista 91 km da Sassari. Piccolo borgo fondato nel 1353 dal Giudice d´Arborea Mariano IV. Il nome Burgos identifica proprio un insieme di abitazioni, cioè un borgo, che si sviluppa ai piedi di un castello.
Il territorio di Burgos
Altitudine: 207/1027 m
Superficie: 18,25 Kmq
Popolazione: 1068
Maschi: 512 - Femmine: 556
Numero di famiglie: 369
Densità di abitanti: 58,52 per Kmq
Farmacia: piazza Emanuele Filiberto, 2/A - tel. 079 793676
Guardia medica: via Pio IX - tel. 079 793001
Carabinieri: via Marconi, 6 - tel. 079 793502

Storia

BURGO o BURGOS, villaggio della Sardegna nella provincia di Ozieri, distretto di Bono, tappa (officio d’insinuazione) e dipartimento del Gocèano nel Logudorese. Forse appellavasi in principio Gociàno, che accentuatosi poscia nella sillaba precedente si pronunziò Gocèano, e dato questo vocabolo al castello imminente ritennesi il comune di Borgo.

È situato tra la rupe del castello del Gocèano che gli sta a levante, e le falde della catena dello stesso cognome a ponente: è distante un’ora da Bono, e mezz’ora dal conventino di Monteràsu, dove si ascende per istrade difficili e tortuose. È in esposizione una parte al mezzodì, altra maggiore alla tramontana. La via principale divide il paese in due rioni, il meridionale, ed il settentrionale. Le case sono 108.

Il clima è alquanto freddo, onde le nevate sono frequenti. Spesso risentesi in orride maniere lo squilibrio della elettricità, e furiose tempeste distruggono le fatiche e le speranze dei contadini. La nebbia ben di rado vi si addensa.

Abitano in questo borgo (an. 1833) 100 famiglie, che danno anime 520: la vita perviene in molti ai 60, in alcuni oltre agli 80. Si celebrano ordinariamente matrimoni 6, nascono 20, muojono 10. Le malattie dominanti e fatali sono le intermittenti, le perniciose, le pleuritidi.

La scuola normale conta circa 12 fanciulli.

Le donne attendono al telajo, gli uomini parte all’agricoltura, i più alla pastorizia. Sono questi nel generale industriosi, e inclinati alla fatica; e gli stessi pastori, quando non sono alla custodia del bestiame, non ricusano di lavorar con la zappa nelle loro vigne, orti o chiudende.

Numeravasi questa parrocchia nella diocesi antica di Ottàna; ora comprendesi nella restaurata Bisarchiense.

La chiesa principale si cognomina da s. Antonio abate, e la governa un solo sacerdote, che se ne intitola rettore. Non lungi da questa trovasi la dedicata a s. Leonardo. Il cemiterio è ad 80 passi dal popolato, dove solo si inumano le persone più meschine.

Il tenimento del Borgo non si potrebbe computare maggiore di 7 miglia quadrate, di cui la parte maggiore è montuosa e ghiandifera; l’altra, che dicesi il Campo, distendesi dalle falde del monte alla sponda del Tirso.

L’azienda agraria aveva questi numeri di dotazione, starelli di grano 110, e lire 77. 13. 0. Nel quadro dell’anno 1833, il fondo granatico ammontava a starelli 375, il nummario era ristretto a lire 26. 16. 2. Vale lo starello litri 49,20, la lira a lire nuove 1. 92.

L’ordinaria seminagione è di starelli di grano circa 100, d’orzo altrettanto, 10 di granone, e circa 50 tra fave, civaje e canape. Fruttifica il grano all’ottuplo, l’orzo al ventuplo, il granone al decuplo, poco più le fave, i fagiuoli al trentuplo, il canape rende libbre 200 per starello.

La terra è atta a qualunque altra produzione se intervenga la dotta mano d’un agricoltore diligente.

Le migliori varietà delle uve vi sono coltivate con buon successo, vi prosperano gli agrumi, i ciriegi, gli albicocchi, i peri, i susini, i fichi, i mandorli, i noci, i castagni, gli olivi, ed ogni specie di pomi, le fragole dette melingìnas, le patate, i piselli, i carcioffi, e i cavoli fiori, qualcuno dei quali bilanciasi con le venticinque libbre. Il totale delle piante fruttifere non sorpassa i 3000 individui. Gioverebbe assai a questi terrazzani che più si applicassero alla coltivazione, e rinunziassero all’uso antico di alternare la coltivazione e il riposo per bienni.

Le molte ghiande che si hanno, sono prodotte dai lecci e dalle quercie, e danno non piccol lucro.

Nell’anzidetto anno si allevavano pecore 3000, capre 900, porci 500, vacche rudi 300. Nell’addietro si nutrivano nelle stalle circa 50 vacche mannalìte o domestiche, il cui latte portavasi giornalmente a esser venduto in Bono; ora sono in tanto scemate, che ve ne avrà meno di due decine. Le pecore pasconsi nella montagna alle buone stagioni, alla invernale scendono nel Campo, e si stanno sui maggesi biennali per certo prezzo. Le capre vanno nei territori di Bolòthana.

Trovasi molta selvaggina, e sono numerose le specie volatili, più le gentili.

Il ruscello Olòe, che trae origine dal salto di Monterasu e regione denominata Canàrgius, discorre a poca distanza dall’abitato, e va a profondersi nel Tirso. Sempre perenne giova assai alla irrigazione degli orti. La pubblica fonte è fuori dell’abitato alle falde della montagna alla distanza di tre minuti. L’acqua è buona, ma non v’ha un buon recipiente.

Sono in questo territorio le vestigia di tre soli norachi.

Castello del Gocèano. In prossimità al borgo sorge a levante sopra un asprissimo colle l’antica rocca, che diede il nome al dipartimento, e poi alla contea, già titolo dei giudici Arboresi sin da Mariano IV, poscia dei marchesi d’Oristano, e finalmente dei re dell’isola. Questa eminenza inaccessibile dalla parte di levante e di tramonatana aveva in faccia all’austro e ponente una grossa e solidissima muraglia per primo riparo, nella quale era una gran porta. Indi ascendendo trovavasi altra murazione di difesa, e nel sommo la rocca. Esiston tuttora in gran parte le sue mura con ispiragli per feritoje, e sono in qualche punto alte circa 20 metri. Entravasi dalla parte di ponente, ed appresso sorgea una torre quadrangolare a tre palchi, che si vede ora alquanto mozzata. Nel recinto era un competente spazio, e scavato nel vivo sasso un gran recipiente. È stato detto da qualcuno essersi non a guari scoperti gli avanzi e le traccie d’un acquidotto che movendo dalla opposta montagna trapassato la valle ed il Borgo corresse su alla cima a somministrar acque abbondanti ai presidiarii del castello.

Avealo fondato, secondo che affermano gli storici, Gonnario (il santo) giudice del Logudoro tosto come ebbe vinta la fazione degli Arzèni, dai quali era stato più volte ricercato fanciullo con molte insidie, ed in aperta guerra poi travagliato, che aveva impreso il governo: di che pare possa essere notato l’anno 1134.

Costantino, altro regolo Logudorese, avendo provocato in sè l’ira e l’armi di Guglielmo, marchese di Massa, usurpatore del regno caralense, fu assalito e sconfitto in battaglia; dopo la quale perdette ancora e questo castello, e la sua seconda sposa Prunisinda, che vi si era ricoverata, quando vide inclinarsi, e andar giù la sorte dei Logudoresi. Questa battaglia combattuta alle sponde del Tirso, non lungi dal castello, può riferirsi all’anno 1295. Morto Costantino, odiato da tutti, ed abborrito ancora da’ suoi, Comìta II, quarto figlio di Barisone II, eletto giudice del clero, e uomini primari del regno, fece la pace con Guglielmo. Il quale e restituiva il castello, e dava in matrimonio Agnete sua figlia a Mariano erede presuntivo del giudicato Logudorese.

Adelaide, figlia di questo Mariano, che fu sposa a Ubaldo de’ Visconti giudice di Gallura, e, dopo trucidato il giovin fratello Barisone, regina del Logudoro, essendo fra non molto rimasta vedova, volle rimaritarsi nel figlio naturale di Federico Enobardo. Ma si ebbe tosto a pentire di sua vanità vedendosi trattata da Enzio non come sposa, ma quale schiava, e non pure rispinta da ogni partecipazione del comando, ma rinchiusa in questa rocca.

Estinta la potenza dei giudici Logudoresi, fu il castello del Gocèano con tutta la regione usurpato dai Doria, poi tolto loro dal giudice di Arborea; e quindi data in pegno con altre castella all’infante D. Alfonso occupatore dell’isola. In questo tempo che tenevasi da un alcaide aragonese i pisani movendo da Terranova vennero sino in questa valle per far guasto e bottino nelle terre del giudice loro nemico. Osarono assalire la fortezza, ma ne furono con gravissima perdita respinti.

Mariano IV d’Arborea avendo preso le armi contro Giovanni suo fratello che pretendeva quanto eragli stato per proprio retaggio assegnato dal padre, lo vinse, e fatto prigioniero insieme col figlio, rinchiuse in questa rocca, donde nol potè mai trarre tutta l’autorità del re d’Aragona. Vedi Bosa, notizie istoriche. Ugone non meno crudele del padre li fece poi morire.

Nel 1378 Valore Deligia consanguineo e per l’addietro amico del Giudice d’Arborea (Ugone) passato alla parte del re meritossi il vano dritto su questo castello e borgo, ed altre terre del giudice, che non se le lasciava toccare da alcuno.

L’anno 1422 Borzolo Magno entrato in Sardegna, giunse sino appiè di questa rocca; dato l’assalto se ne impadronì, ed indi usciva a saccheggiare le vicine contrade e ad intraprendere i passeggieri; per lo che il marchese Leonardo raccolte le sue truppe lo strinse di forte assedio, finchè lo vide trucidato dai suoi, che tosto capitolarono.

Dopo l’abolizione del marchesato d’Oristano, i re d’Aragona fecero poco conto di questa fortezza mediterranea non avendo più dentro l’isola dei nemici. Indi cominciò a servir di nido a malfacienti.

Nei primi anni di questo secolo vi avea quartiere una grossa masnada di banditi e disertori, donde uscivano a predare e fare stragi.

Il comune del Borgo resta compreso nella contea del Gocèano. Per le prestazioni feudali, vedi quest’articolo.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Burgos
17 Gennaio: Sant'Antonio abate
18 Marzo: San Salvatore da Horta
5 Novembre: San Leonardo, festa del Santo patrono.